Nell'antichità solitamente i calcoli venivano fatti con bastoncini, pietruzze, aste con tacche, cordicelle con nodi... Pochissimo conosciuti sono sempre stati i numeri frazionari: non arrivavano mai oltre 1/2.
Il primo
computer usato dall'uomo è stato però la mano.
Antichi popoli primitivi che probabilmente contavano su una sola mano, hanno lasciato traccia di sistemi di numerazione in base 5. si pensa che, avendo l'abitudine di andare in giro armati, con le armi sotto al braccio, usassero per contare, le dita di una sola mano, mentre l'altra serviva per il controllo.
Grazie alle mani gli egiziani riuscirono a rappresentare tutti i numeri sino a 9999 ed erano in grado di eseguire addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e anche calcoli più complessi. Il termine inglese "digit" ("cifra"), oggi tanto usato, deriva proprio dalla parola latina digitus ("dito").
I Sumeri, che vivevano in Babilonia, furono i primi a creare un modo di scrivere i numeri in cui il valore della cifra era determinato anche dalla sua posizione. Ancora oggi questo metodo viene usato negli orologi, per contare il tempo. Tuttavia, mentre il nostro sistema di calcolo e misurazione è a base 10, per i Sumeri era a base 60 (di qui peraltro la nostra divisione delle ore in 60 minuti e dei minuti in 60 secondi).
Gli Aztechi, che dividevano il giorno in 20 ore e i loro soldati in reparti di 8.000 (uguale a 20x20x20) soldati ciascuno, probabilmente contavano sulle dita delle mani e su quelle dei piedi, come gli Indiani Maya. Si tratta di popolazioni che vivevano nell'America Centrale prima della scoperta di questo continente: esse avevano un sistema di numerazione a base 20.
Viceversa, i romani usavano cifre poco adatte per eseguire calcoli oppure operazioni scritte rapidamente. È vero che Beda il Venerabile (672-735) parla di
romana
computatio, riferirendosi al calcolo sulle dita delle due mani, appoggiate a questa o quella parte del corpo, per indicare i numeri sino a un milione, ma questa abilità oggi ci è totalmente sconosciuta. Di certo noi sappiamo che i romani eseguivano i loro calcoli con l'abaco.
In latino i "
calculi" stavano appunto a significare i "sassolini" che si ponevano in una tavoletta con apposite scanalature. In Occidente è stato importato verso il Mille ed è rimasto in uso fino al XVI sec, benché già nel 1215, in una gara di calcolo voluta dall'imperatore Federico II di Svevia, si era appurato che il calcolo coi numeri indo-arabi era più veloce di quello con l'abaco. Lo "zero" non ebbe mai una rappresentazione grafica o simbolica.